L'influenza aviaria torna in Veneto, abbattuto un allevamento di tacchini

Tutti gli animali infettati sono morti. Ma quali sono i reali rischi per l'uomo?

I virus dell'influenza possono colpire sotto diverse spoglie e in questi giorni è la cosiddetta aviaria a far parlare di sé. L'Organizzazione mondiale per la sanità animale (Oie) ha infatti comunicato un'epidemia di influenza H5N8 in un allevamento di tacchini a Porto Viro, in provincia di Rovigo.

La presenza del virus è stata rilevata dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Tutti gli animali che hanno contratto la malattia (1.219 sui 31.985 totali, pari al 3,81%) sono morti; per questo è stato ordinato l'abbattimento di tutti gli animali dell'allevamento. Nel frattempo la Regione Veneto ha fatto sapere che sono previste misure precauzionali nelle zone limitrofe per evitare che il microbo si diffonda, mentre il Ministero della Salute ha dichiarato di non avere, “per il momento”, indicazioni. Ma quali sono i reali pericoli per l'uomo? Oltre ai virus stagionali, che secondo gli esperti colpiranno in modo massiccio subito dopo le vacanze di Natale, dobbiamo temere anche un'epidemia di aviaria?

Secondo CIWF Italia Onlus, associazione impegnata nella protezione e nel benessere degli animali negli allevamenti, la possibilità di contagio non è esclusa.

Ancora una volta

sottolinea Annamaria Pisapia, direttrice dell'associazione,

ci troviamo a dovere fronteggiare un’emergenza sanitaria proveniente da allevamenti intensivi.

Infatti secondo l'associazione il pericolo principale arriva proprio dagli allevamenti intensivi e non dagli uccelli selvatici. Le situazioni in cui gli animali vivono ad altissime densità, in condizioni che favoriscono l'immunodepressione, possono rappresentare l'ambiente ideale per la diffusione del virus. A confermarlo è anche la Task Force scientifica per l'influenza aviaria e gli uccelli selvatici di cui fanno parte, tra gli altri, Bird Life International, FAO e Royal Veterinary College, secondo cui

le epidemie di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) sono più frequentemente associate con la produzione intensiva di pollame domestico e i canali commerciali a questa abbinati.

Gli operatori degli allevamenti intensivi, così come i piccoli roditori che possono “frequentarli”, possono quindi diventare il ponte attraverso cui il virus passa nella popolazione umana. Ciò non significa che i pericoli associati agli uccelli selvatici siano da escludere.

Bassi livelli di influenza aviaria sono naturalmente presenti negli uccelli selvatici

spiegano da CIWF

ma la diffusione su larga scala viene in un certo modo limitata grazie al loro migliore sistema immunitario e alle migliori condizioni degli ambienti in cui vivono, in cui non sono, differentemente dai volatili allevati intensivamente, ammassati gli uni sugli altri a densità altissime.

Verso allevamenti più sicuri

tacchini aviaria

La verità

commenta Pisapia

è che qualsiasi virus si propaga e può mutare molto più facilmente negli allevamenti intensivi, dove decine di migliaia di animali, per genetica già immunodepressi, sono ammassati gli uni sugli altri, in condizioni non rispettose del loro benessere.

La natura continua a mandarci un chiaro messaggio: la zootecnia deve cambiare strada e scegliere sistemi maggiormente rispettosi del benessere degli animali.

In questo modo secondo CIWF sarà possibile centrare un doppio bersaglio: una produzione di cibo più sostenibile e il controllo di epidemie come quelle di aviaria.

Aggiornamento del 19 dicembre

Il Comitato europeo per la salute umana e animale si è dichiarato soddisfatto delle misure prese dalla Regione Veneto per far fronte al focolaio di influenza aviaria H5N8 identificato nell'allevamento intensivo di tacchini da carne di Porto Viro. Interpellato dall'Ansa, Enrico Brivio (il portavoce di Vytenis Andriukaitis, commissario alla salute dell'Unione Europea) ha sottolineato che i provvedimenti attuati

sono in linea con le direttive comunitarie.

Secondo Brivio i consumatori non hanno nessun motivo per preoccuparsi. Ai fini sanitari le misure di contenimento del virus approvato dai veterinari del Comitato europeo rendono la zona di Porto Viro “area di protezione”, mentre le circostanti Adria, Adriano del Polesine, Chioggia, Corbola, Loreo, Rosolina, Taglio di Po e Porto Torres sono considerate “aree di sorveglianza”, ma anche se va tenuta sotto controllo, ha rassicurato Brivio, la situazione non è da considerare preoccupante fino a che resta limitata.

L'Italia non è l'unica nazione europea coinvolta. Altri casi sono stati infatti segnalati a partire dagli inizi di novembre in altri Paesi dell'Unione. Da allora la presenza del virus dell'influenza aviaria è stata confermata anche in Germania e nel Regno Unito. Il bilancio totale dei focolai accertati è di 1 caso in Italia, 5 casi nei Paesi Bassi, 2 casi in Germania e 1 caso nel Regno Unito. Resta invece ancora da confermare un ulteriore caso in Germania.

Al di fuori dell'Europa sono invece stati segnalati focolai di infezione da virus H5N8 nella Corea del Sud, dove già nel mese di gennaio sono stati abbattuti ben 600 mila tra polli e anatre, in Giappone, dove in aprile sono stati abbattuti 112 mila animali, e infine, a ottobre, in Cina.

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Via | Reuters; comunicato stampa; Ansa

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