Come evitare la psicosi da Ebola: i consigli dello psichiatra

Tutto sta nel non cedere all'irrazionalità trascinati dall'empatia. Ecco come evitare che una seppur giustificata paura degeneri

Quando si ha a che fare con malattie infettive gravi come l'Ebola è naturale (e giusto) preoccuparsi dei rischi di contagio. A volte, però, a contagiare può essere anche la paura nei confronti di virus come quello che negli ultimi mesi sta tanto facendo parlare di sé per l'epidemia in corso nell'Africa occidentale. Il timore del contagio, a questo punto, può trasformarsi in psicosi.

A spiegarlo è Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, secondo cui il fulcro della questione è l'empatia.

L'uomo è un animale sociale e vive di segnali comunicativi che gli permettono in modo innato di entrare in risonanza emotiva con gli altri

spiega l'esperto.

Questo ha un valore adattivo perché vivere in branco serve anche a comunicare agli altri e quindi proteggerli dai nemici e da potenziali pericoli: basta l'espressione della paura impressa sul volto di un lupo o un nostro compagno a scuola e anche noi proveremo paura e reagiremo mettendoci in allerta. La stessa cosa fa il branco: scappare tutti insieme e meglio ancora difendersi tutti insieme.

Le psicosi che possono derivare da paure come quella del contagio con il virus Ebola nascono proprio da questo meccanismo adattativo che fa sì che si abbia paura perché chi ci circonda ha paura.

Ne risente anche la capacità di leggere le informazioni

spiega Cucchi

che si distorce piegandosi nell'irrazionalità delle emozioni.

paura

Alla luce di questa informazione non ci sembra risolutivo leggere i “fondamentali dell'Ebola” per rimanere tranquilli anche se in questi giorni stiamo parlando del primo caso di Ebola sul territorio italiano. Fortunatamente in nostro aiuto arriva ancora Cucchi con le sue regole per non farsi coinvolgere in un'eventuale psicosi collettiva.

Per prima cosa non si deve catastrofizzare

inizia lo psichiatra.

Spesso la preoccupazione ci porta a vedere probabile e quasi scontato, ciò che è solo una rarissima evenienza.

Si deve ragionare sempre con la propria testa e non dare per scontato ciò che gli altri e le fonti d’informazione sembrano spacciarci per certezza.

L’ultima raccomandazione è quella d’imparare a entrare in risonanza emotiva con gli altri ma stare molto attenti a non identificarci con loro: essere empatici non sempre è facile, a volte si finisce per perdere la propria individualità e la propria identità e non riuscire più a distaccarsi; è quello che può succedere anche ai medici nella cura con i pazienti.

A noi sembra che questi consigli possano essere utili anche in molte altre circostanze in cui non è Ebola a spaventare. Voi cosa ne pensate?

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