Ebola, arriva il nanosensore per diagnosi rapide e sicure

Lo ha messo a punto un gruppo di studenti australiani, che grazie a questo innovativo strumento si sono aggiudicati un premio internazionale. Ecco di cosa si tratta

Accertare una diagnosi di Ebola non è impresa semplice: i sintomi iniziali non sono specifici e i test commerciali per l'identificazione del genoma del virus, dei suoi antigeni o di anticorpi contro le particelle virali sono pochi. La soluzione potrebbe arrivare dall'Australia, dove un gruppo di studenti della University of New South Wales (Unsw) ha messo a punto un nanosensore in grado di identificare il virus rapidamente ed efficientemente.

Grazie al suo lavoro il team, battezzato EchiDNA, si è aggiudicato la vittoria della Biomod Championships dell'Università di Harvard. Ma in cosa consiste esattamente questo nanosensore?

Il suo funzionamento e il principio su cui si basa sono descritti nei dettagli nel video in apertura di questo post. A ispirare il sistema sono stati i comportamenti cooperativi tipici del mondo naturale, ad esempio quelli che rendono tanto efficiente un formicaio. Il risultato finale è un sensore ultra-sensibile che in presenza del materiale genetico del virus Ebola funziona come un vero e proprio interruttore, accendendo una luce che segnala proprio la presenza del virus.

Il nostro lavoro è ispirato dal mondo in cui funziona la biologia e potrebbe fornire un metodo più rapido e più economico per avvertire scienziati e dottori della presenza della malattia

spiega Lawrence Lee, supervisore del team EchiDNA.

ebola diagnosi

I nostri risultati

aggiunge Jon Berengut, membro del team,

dimostrano cosa si può ottenere quando si riuniscono pochi studenti altamente motivati in un laboratorio per 3 mesi di intenso lavoro.

Per di più il sistema potrebbe trovare applicazione anche nella diagnosi di diverse altre malattie o condizioni, dalla presenza dell'Hiv a quella di mutazioni associate al cancro o di geni che conferiscono la resistenza agli antibiotici.

Alla fine vorremmo ottenere un sensore talmente sofisticato da permette di verificare la presenza di batteri o virus inserendo un campione di sangue nel proprio telefonino

racconta Lee.

A questo punto ci sorge però un dubbio: dopo aver effettuato il test per l'Ebola ci si dovrà sbarazzare dello smartphone?

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Via | Unsw

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