Ebola, la salvezza dipende da alcuni fattori chiave

Tra questi i principali sono idratazione, età e concentrazione del virus nel sangue: lo rivela uno studio americano della Tulane University di New Orleans.

Dall'Ebola si può guarire? A quanto pare sì e a determinarlo sono alcuni fattori chiave che possono influenzare la crescita rapida del virus nel corpo umano: la scoperta, effettuata dalla Tulane University di New Orleans e pubblicata sul New England Journal of Medicine, dimostra che potrebbe essere proprio le caratteristiche intrinseche del soggetto colpito da Ebola a favorire o meno la guarigione e potrebbe aiutare nello sviluppo delle terapie più efficaci.

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Prendendo in esame 106 casi di contagio da Ebola diagnosticati tra maggio e luglio scorsi in Sierra Leone, gli studiosi di New Orleans sono arrivati all'analisi dettagliati di 44 pazienti che presentavano cartelle cliniche complete in tutte le loro parti e hanno individuato una serie di fattori chiave che possono influenzare largamente la maggiore predisposizione alla guarigione dopo essere stati esposti al contagio dal virus Ebola: i principali sono l'età del soggetto, l'idratazione costante del corpo e soprattutto la concentrazione del virus nel sangue al momento della diagnosi.

Se l'età sembra essere la caratteristica quasi più scontata, con una maggiore percentuale di giovani che sopravvivono al contagio da Ebola a differenza degli over 45 che fanno registrare una mortalità più elevata, come fattore chiave principale è emersa proprio l'idratazione del corpo del paziente contagiato: dato che tra i sintomi dell'Ebola si annovera la diarrea, che fa perdere molti liquidi, riuscire a mantenere costantemente idratato il soggetto sembrerebbe aiutare nell'eliminazione del virus e alza le chance della posssibilità di guarigione.

Ultimo fattore ma di certo non il meno importante, la concentrazione del virus nel sangue al momento della diagnosi del contagio da Ebola: il rischio di morte del 33%, una percentuale relativamente bassa, interessa quei pazienti che alla diagnosi hanno una concentrazione di meno di 100.000 copie del virus per millilitro di sangue. I pazienti che invece presentano una carica virale di 10 milioni di copie di virus per millilitro di sangue hanno fatto registrare una percentuale di mortalità elevatissima (94%), a testimonianza che la diagnosi precoce e il controllo accurato possono davvero fare la differenza contro questo virus.

Via | Ansa

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