Cos'è la sepsi, i sintomi da riconoscere e la cura

La presenza di batteri nel sangue è molto pericolosa. Ecco come si riconosce e come si affronta

La sepsi è una condizione molto grave caratterizzata dalla presenza di batteri nel torrente circolatorio. I batteri presenti nel sangue si dividono attivamente, mettendo in serio pericolo l'incolumità dell'organismo. In effetti la mortalità associata alle diverse sindromi settiche – sepsi, sepsi grave e shock settico – è variabile tra il 25 e il 40% dei casi e il rischio di decesso in seguito a un ricovero in terapia intensiva per sepsi sia 10 volte superiore a quello corso da un paziente ricoverato in seguito a un infarto acuto del miocardio.

In Italia ogni anno sono circa 6 mila le persone che vengono ricoverate a causa di questa grave infezione, dato corrispondente a un'incidenza pari a circa 1 caso ogni 100 mila abitanti, che secondo AMCLI (l'Associazione dei Microbiologi Clinici Italiani) è una sottostima dell'incidenza reale. In Europa, infatti, l'incidenza della sepsi è di 90 casi ogni 100 mila abitanti. Non solo, gli studi condotti sul tema hanno rilevato una costante tendenza al suo aumento. L'ipotesi che è che nei prossimi 20 anni possa addirittura arrivare a raddoppiare.

sepsi

Data la gravità della sepsi in tutte le sue forme riconoscerla rapidamente è importante per intervenire il prima possibile e con successo. Fra i suoi sintomi possono essere inclusi febbre alta (al di sopra dei 38 °C), brividi e tremori, respiro accelerato, frequenza cardiaca elevata, confusione, disorientamento, vertigini, nausea e vomito. Per una corretta diagnosi sono però determinanti le analisi microbiologiche.

Sapere quali sono i batteri presenti nel sangue permette infatti di scegliere l'antibiotico più adatto per la cura della sepsi.

Oggi

ha spiegato Pierangelo Clerici, presidente Amcli e direttore dell'Unità Operativa Complessa di Microbiologia dell'Ospedale Civile Legnano, in occasione della Giornata Mondiale della Sepsi del 13 settembre 2014

siamo in grado di dare informazioni utili al trattamento del paziente in meno di 24 ore. Grazie alle nuove tecnologie, i tempi per l’identificazione del batterio responsabile della sindrome settica in un paziente e i dati della sua sensibilità ai diversi antibiotici sono notevolmente ridotti.

In genere, però, non si attendono i risultati delle analisi di laboratorio per iniziare la terapia: il medico di solito inizia con la somministrazione di un antibiotico e all'arrivo degli esiti decide se proseguire la cura con lo stesso oppure cambiarlo.

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