Ebola: sintomi, contagio e cura

Il virus Ebola è spesso fatale per l'uomo. Ecco come si manifesta, come si trasmette e quali sono le armi a disposizione per combatterlo

L'Ebola è un virus responsabile di una forma di febbre emorragica molto grave che a seconda della specie presa in considerazione risulta fatale nel 25-90% dei casi. Nativo dell'Africa, attualmente se ne conoscono cinque specie, fra cui attualmente solo tre – il Bundibugyo ebolavirus (Bdbv), lo Zaire ebolavirus (Ebov) e il Sudan ebolavirus (Sudv) – sono state associate a grandi epidemie in Africa.

L'uomo può contrarre l'infezione tramite il contatto con animali infetti e poi trasmettere il virus ad altri uomini. Il tasso di riproduzione del virus (cioè il numero di persone che, in media, vengono infettate tramite il contatto con un malato) non è però elevato e si ferma a 2, valore di gran lunga inferiore rispetto al 18 tipico del morbillo. Ciò significa che un individuo infetto può trasmettere il virus al massimo ad altre 2 persone.

E' probabile che alla base di questa scarsa infettività ci siano le modalità di trasmissione da uomo a uomo (che prevedono lo scambio di fluidi corporei). Ciò non significa però che un eventuale contatto con un malato sia da prendere alla leggera, anzi. Non bisogna infatti mai dimenticare che la probabilità di morire a seguito dell'infezione è molto elevata, probabilmente perché il virus Ebola interferisce con le difese immunitarie.

Perché alcune persone riescano a sopravvivere resta ancora oggi un vero e proprio mistero. Per di più la situazione non è facile nemmeno nel loro caso: il recupero è molto difficile e possono essere necessari dei mesi per riprendere sia il peso che le forze. Oltre a debolezza e affaticamento fra le possibili conseguenze che devono essere affrontate sono incluse la perdita dei capelli, problemi sensoriali, epatite, infiammazioni agli occhi o ai testicoli e mal di testa.

I sintomi

Il virus Ebola ha un'incubazione tipica variabile tra 2 e 21 giorni, durante i quali l'infezione resta asintomatica e non può essere trasmessa ad altre persone. Quando compaiono, i sintomi includono febbre, forti mal di testa, dolori muscolari e articolari, febbre, debolezza. Con il tempo i disturbi si aggravano e possono comparire nausea e vomito, diarrea (a volte con sangue), arrossamenti degli occhi, sfoghi cutanei, dolori al petto e tosse, mal di stomaco, grave perdita di peso ed emorragie anche interne.

Questa situazione può degenerare in scompensi degli organi interni, gravi emorragie, ittero, deliri, convulsioni, shock e coma.

Il contagio

cura ebola

Il virus Ebola è stato identificato in scimmie, scimpanzé e altri primati che vivono in Africa, ma non solo. Anche pipistrelli della frutta, antilopi e porcospini possono essere portatori del virus. Un ceppo meno aggressivo è stato ritrovato in scimmie e maiali nelle Filippine. L'uomo può contrarlo dagli animali o da altri uomini (vivi o morti) entrando in contatto anche in modo indiretto con i loro fluidi corporei (sangue, saliva, sperma e secrezioni vaginali). In particolare, l'elevato tempo di permanenza del virus nello sperma fa sì che il contagio per via sessuale possa verificarsi fino a 7 settimane dopo la guarigione.

Il contagio più frequente è quello tra familiari e conviventi, che hanno una maggiore probabilità di entrare in contatti con i fluidi biologici dei malati. In effetti in Africa capita spesso che i parenti delle vittime contraggono l'infezione mentre si prendono cura dei loro cari durante la malattia o quando li preparano per le funzioni funebri. Anche il personale medico è a rischio; per questo è necessario che indossi abbigliamento protettivo, inclusi guanti e maschere. Alcune delle peggiori epidemie di Ebola sono state però associate al riutilizzo di materiale per le iniezioni contaminato e non adeguatamente sterilizzato.

Infine, il rischio di contagio aumenta durante viaggi in zone dell'Africa in cui è presente il virus e se si lavora nel campo della ricerca sugli animali. Il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) ha inoltre sottolineato che eventuali trapianti di organi o trasfusioni da pazienti infetti potrebbero portare alla trasmissione del virus prima della comparsa dei sintomi.

La cura

Attualmente non esistono farmaci efficaci nella cura dell'infezione da virus Ebola. La terapia si basa essenzialmente sulla somministrazione di fluidi e di ossigeno, il controllo della pressione sanguigna, trasfusioni e trattamento di eventuali sovrainfezioni.

Esistono, però, terapie e vaccini sperimentali che hanno dato risultati promettenti. Secondo un recente parere dell'Organizzazione Mondiale della Sanità al momento quelle su cui ci si dovrebbe affidare sono le terapie con sangue intero o con siero di pazienti convalescenti. Inoltre sono in corso studi sulla sicurezza di due potenziali vaccini.

Al momento l'arma migliore resta però la prevenzione. Meglio, quindi, non viaggiare nelle aree in cui si sa esserci un focolaio dell'infezione, seguire corrette norme igieniche (come lavarsi spesso le mani), evitare di mangiare animali selvatici (la cosiddetta “bush meat”) quando si soggiorna in Paesi in via di Sviluppo, evitare il contatto con le persone infette o, se necessario perché si è operatori sanitari, seguire le procedure per tenere sotto controllo le infezioni (in particolare indossare indumenti protettivi, non riciclare gli aghi e sterilizzare gli altri strumenti) e non entrare in contatto con i resti delle vittime (che sono ancora contagiosi).

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Via | Epicentro; Mayo Clinic; ScienceAlert

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