I ritmi circadiani alterati aumentano il rischio di malattie infiammatorie

L’alterazione dei ritmi circadiani può comportare delle conseguenze per l’intero organismo, aumentando anche il rischio di malattie infiammatorie.

Il rischio di malattie infiammatorie aumenta se i ritmi circadiani vengono alterati, e se in associazione a tale alterazione, il soggetto segue un’alimentazione sbilanciata. A renderlo noto sarebbero stati i membri del Rush University Medical Center, che attraverso uno studio pubblicato sulle pagine della rivista PLoS ONE, sarebbero giunti alla conclusione che alterare i ritmi circadiani può comportare delle conseguenze anche per la salute dell’intestino, aumentando il rischio di sviluppare malattie infiammatorie ed altre condizioni pericolose.

Per giungere a tale conclusione, gli esperti avrebbero analizzato un campione di topi, suddividendoli in tre gruppi, ovvero il gruppo di controllo, ed altri due gruppi, ai quali era stata somministrata una dieta standard ed una dieta ricca di grassi e di zuccheri. Ai membri di questi ultimi due gruppi sono stati poi alterati i ritmi circadiani, per analizzarne le conseguenze sulla salute.

Stando a quanto emerso, i topi che avevano seguito una dieta standard e ai quali erano stati alterati i ritmi circadiani, non avrebbero presentato dei cambiamenti sostanziali per quanto concerne l’equilibrio del microbiota intestinale. I membri del secondo gruppo invece (ovvero quelli che avevano seguito una dieta ricca di zuccheri e grassi) avrebbero presentato un aumento dei batteri noti per provocare l’infiammazione intestinale.

malattie infiammatorie

Molte persone hanno dei ritmi circadiani alterati, ad esempio i turnisti, gli infermieri, i medici, i vigili del fuoco e i poliziotti. Altre persone hanno invece uno stile di vita che li porta a mantenere un programma normale nei giorni lavorativi, ma poi rimangono alzati fino a tardi e dormono male durante il fine settimana.

Ebbene, per evitare conseguenze anche importanti per la nostra salute, sarebbe necessario normalizzare gli effetti di alterazione del ritmo circadiano sul microbiota intestinale, mettendo in atto dei pochi e semplici consigli, come ad esempio quello di andare a dormire ed alzarsi con orari regolari, mangiare in maniera sana e così via.

“E’ un qualcosa che deve essere affrontato. Non certo un qualcosa per cui bisogna essere molto preoccupati, ma comunque consapevoli – ha spiegato l’autore dello studio Robin M. Voigt, professore assistente presso il Rush Medical College – Se si hanno alcuni di questi fattori di rischio come una dieta ad alto contenuto di grassi e ricca di zuccheri, bisogna prendere precauzioni, controllare la propria dieta, assumere probiotici e prebiotici, monitorare la propria salute ed essere vigili”.

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via | Universityherald.com

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