Epatite C nuove cure: l'Italia è in ritardo, la denuncia di medici e pazienti

Sono disponibili nuovi farmaci contro l'Epatite C, non in Italia però. Medici e pazienti puntano il dito contro l'AIFA. Nel post ti spieghiamo perché

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E' stata studiata e messa in produzione una nuova classe di farmaci inibitori della proteasi per la cura dei pazienti che soffrono di epatite C, considerata un cambio epocale nella cura di questa patologia infettiva.

Peccato però che in Italia non siano ancora disponibili e questo - denuncia Alleanza Contro l'Epatite (ACE) che riunisce medici e pazienti in Italia - per colpa del grave ritardo accumulato da parte di AIFA sull'approvazione alla loro immissione in commercio.


Questi nuovi farmaci (Telaprevir e Boceprevir) sono stati autorizzati al commercio, già nel 2011, in diversi Paesi: USA, Canada, Germania, Francia, Spagna, Inghilterra, Austria, Olanda, Finlandia, Danimarca, Svezia, ecc. ma non in  Italia! Molti pazienti con epatite C, diversamente da altre patologie in cui i farmaci determinano solo un rallentamento della patologia o una risoluzione di sintomi, hanno oggi, con l'utilizzo di tali molecole, la possibilità di guarire con tassi di risposta vicini dell'80%.


Ivan Gardini, Presidente dell'Associazione Pazienti Epac onlus ha dichiarato:


"Desideriamo sottolineare che sono già trascorsi diversi mesi dall'approvazione delle nuove molecole da parte della FDA e di EMA, rispettivamente a Maggio e Settembre 2011, ma l'Italia è uno dei pochi Paesi occidentali in cui si è costretti ad usare le terapie senza i nuovi inibitori della proteasi con tassi di risposta  di circa il 40-50%''.


Antonio Gasbarrini, Presidente FIRE ha aggiunto "che ci sono chiare evidenze scientifiche di efficacia e di costo-efficacia di questi farmaci, riconosciute anche dal NICE, National Institute for Health and Clinical Excellence, l'organo regolatorio di valutazione dei farmaci più autorevole e restrittivo a livello europeo nella valutazione dei farmaci". 


Alleanza Contro l'Epatite - fa sapere in una nota stampa - ritiene non accettabile il fatto che AIFA non abbia ancora terminato il processo valutativo degli stessi (peraltro già determinato a livello europeo), e non abbia quindi ancora concesso la rimborsabilità. I pazienti, se non curati, vanno incontro a diverse complicanze (cirrosi, scompenso epatico, epatocarcinoma, trapianto), se non alla morte.


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