Diabete news 2012: elaborata la Copenhagen Roadmap, ecco di cosa si tratta

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Che cosa contiene la "Copenhagen Roadmap" messa a punto dallo European Diabetes Leadership Forum? Quali sono le linee guida in essa contenute?

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“Agire oggi, per cambiare il domani” è non solo uno slogan ma, in estrema sintesi, il messaggio che emerge dalla Copenhagen Roadmap, il documento elaborato al recente European Diabetes Leadership Forum, promosso il 25 e 26 aprile nella capitale danese dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dall’Associazione Danese per il Diabete, con il Patronato della Presidenza Danese del Consiglio dell’Unione Europea  e il contributo non condizionato di Novo Nordisk. 

Nella sua stesura definitiva la Copenhagen Roadmap sarà pubblicata il prossimo 4 giugno, ma le sue linee principali sono state anticipate oggi a Milano, nel corso di un incontro organizzato dall’Italian Diabetes Barometer Observatory.

Marco Comaschi, diabetologo, membro della  Commissione ministeriale per il piano nazionale diabete, spiega:

“Prevenzione, diagnosi precoce e miglioramento delle cure e dell’assistenza sono i tre capisaldi sui quali si basa la strategia individuata dai partecipanti - medici, rappresentanti delle associazioni pazienti, politici, Istituzioni europee e dei Paesi membri della UE - a questo importante summit continentale per affrontare la sfida che il diabete pone all’Europa”.

Che di vera e propria sfida si tratti, lo dimostrano alcuni semplici numeri. Secondo l’International Diabetes Federation (IDF) sono 35 milioni le persone con diabete in Europa (oltre 3 milioni in Italia) oggi. È colpito dalla malattia il 5,8% della popolazione continentale.

Antonio Nicolucci, Coordinatore Data Analysis Board dell’Italian Barometer Diabetes Observatory, dichiara:

“Uno dei dati più preoccupanti, tuttavia, è il numero di persone che si trovano in condizione di ridotta tolleranza al glucosio (IGT, impaired glucose tolerance). La ridotta tolleranza al glucosio è una sorta di stato di pre-diabete,  un importante fattore di rischio che presuppone un’evoluzione verso la malattia, ma che fortunatamente è ancora reversibile; è possibile tornare indietro modificando il proprio stile di vita”.

E prosegue:

“Sempre secondo l’IDF, 42 milioni di persone, la popolazione di uno stato come la Polonia, soffrono di IGT e questo numero cresce di circa 350.000 unità l’anno. Inoltre, l’Europa invecchia: nel 2002 i maschi europei avevano un’aspettativa di vita di 80,9 anni e le donne di 84,5, nel 2008 questi valori sono saliti rispettivamente a 82,2 e 85,7 e crescono costantemente. Ciò significa che il diabete peserà sempre di più sui sistemi sanitari.”

Ma c’è un altro dato che deve preoccupare per il futuro, secondo Nicolucci, ed è quello dei più giovani.

Per l’International Association for the Study of Obesity (IASO), 1 bambino su 5 oggi è sovrappeso od obeso, in Europa: vuol dire 15 milioni di bambini. Sempre per IASO, ogni anno si riscontrano 400.000 nuovi bimbi sovrappeso od obesi.

Che cosa sia possibile e si dovrebbe fare, gli esperti riuniti a Copenhagen lo hanno detto chiaramente: bisogna puntare e investire, in primo luogo, sulla prevenzione, agendo - come spiega Comaschi - “sui fattori di rischio, che soprattutto per le nuove generazioni sono l’alimentazione sbagliata e la pigrizia, la scarsa attività fisica”.

“La promozione di comportamenti responsabili e la creazione di un ambiente che possa favorire lo stile di vita sano sono un obbligo sempre più stringente per un Paese che voglia garantire ai propri cittadini un futuro sano e sostenibile. “

Commenta il Sen. Antonio Tomassini, Presidente Commissione Igiene e sanità, Senato della Repubblica, che ci illustra quello di cui si è parlato a Copenaghen:

“A Copenhagen si è discusso dell’incremento, nelle aree urbane, delle piste ciclabili e delle infrastrutture che permettano ai cittadini di fare esercizio fisico; si è dibattuto molto circa l’importanza di adottare nelle scuole progetti di educazione alimentare, ma anche di specifici programmi dedicati alle comunità straniere, che in molti Paesi come il nostro stanno non solo crescendo, ma modificando le proprie abitudini di vita nel senso deteriore del termine”.

Oltre alla prevenzione, la diagnosi precoce è altrettanto fondamentale, come spiega Comaschi:

“La diagnosi tempestiva e l’intervento rapido con le cure più adeguate evitano l’insorgere di gravi complicazioni collegate al diabete, innanzitutto quelle cardiovascolari. La Copenhagen Roadmap sollecita un chiaro orientamento delle cure primarie verso una medicina di iniziativa, che permetta attraverso lo screening delle categorie a rischio l’identificazione precoce delle persone con diabete”.

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