Protesi nocive al seno Pip: mai testate, contengono additivi per carburanti

Proseguono le disavventure delle donne con protesi al seno Pip che, si scopre in questi giorni, non sono mai state testate e contengono oltre a silicone industriale, additivi chimici presenti nei carburanti.

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Brutte novità per le donne che hanno subìto l'impianto delle protesi mammarie Pip, le protesi nocive per la salute che stanno seminando il panico in tutta Europa. (Credit Image@InfoPhoto)

Solo in Italia le donne a rischio sono 5mila per il Ministero della Salute, ma molte di più per il Codacons che ha inviato la richiesta di chiarimenti al Ministro della Salute Balduzzi relativamente all'ammissione da parte dell'Istituto Europeo di Oncologia, di aver utilizzato le protesi incriminate anche nel periodo 2000-2001, quando cioè il suo direttore scientifico Umberto Veronesi era anche Ministro della Salute.


Il Codacons insiste e chiede:


"Come mai nel 2000, nonostante la Fda (Food and Drug Administration) avesse già segnalato difetti ad altre protesi Pip, nessuna cautela fu adottata in quell'istituto e nelle altre strutture che utilizzavano i prodotti dell'azienda francese? Come è stato possibile nel 2001 modificare il gel di silicone delle protesi Pip senza che nessuno al Ministero della Salute se ne accorgesse?"


Il Presidente del Codacons Carlo Rienzi aggiunge:


"Vogliamo sapere se fin dal 2000 vi siano state carenze od omissioni da parte delle autorità sanitarie italiane in relazione ai controlli e alla vigilanza, che abbiano portato alla situazione attuale, mettendo a rischio la salute di migliaia di donne".


Secondo gli ultimi rilevamenti dell'Afssaps, l'agenzia dei prodotti sanitari francese, le protesi Pip, oltre a contenere silicone industriale, presentano l'aggiunta di veri e propri additivi chimici che si trovano abitualmente nei carburanti.


Pare, inoltre, che le protesi incriminate non siano neanche state testate prima di essere messe sul mercato.


Il ministro della Salute Renato Balduzzi ha imposto a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni dalla pubblicazione dell'Ordinanza un elenco nominativo di tutti i casi riguardanti l'impianto di P.I.P. a partire dal 1° gennaio 2001. La lista resterà, a garanzia della privacy dei pazienti, nella esclusiva disponibilità delle strutture, le quali però dovranno notificare alle Asl di riferimento (e queste alle competenti autorità regionali) la data di ciascun intervento d'impianto.


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