Prebiotici: i FOS

rizomi di Helianthus tuberosusNel post del 31.03.2007 avevamo parlato di prebiotici, cioè di sostanze non digeribili che stimolano l'azione dei batteri amici (probiotici) promuovendone la crescita e migliorando l'eubiosi intestinale.


Tra le varie sostanze di origine alimentare utilizzate come prebiotici, particolarmente efficaci sono considerati i FOS (fruttoligosaccaridi).


I FOS sono dei carboidrati complessi, ovvero zuccheri naturali in forma di amidi, che si trovano in piccole quantità in varie piante. Assieme ad altri  oligosaccaridi di tipo amidaceo come l'inulina, i FOS sono quasi del tutto indigeribili.

Sono molto apprezzati, tra i supplementi nutrizionali, per i loro effetti prebiotici, vale a dire che essi costituiscono il nutrimento preferenziale per le varie popolazioni batteriche che compongono la nostra flora intestinale. I FOS aumentano perciò ulteriormente la capacità dei batteri amici (probiotici) di promuovere la salute del nostro intestino.


In combinazione con probiotici, soprattutto se di qualità superiore, i FOS, oltre a migliorare digestione e assimilazione, aiutano a prevenire i disturbi intestinali come ad esempio costipazione, colite o diarrea.


Uno studio del 1998 ha dimostrato che quando i FOS venivano aggiunti a una soluzione elettrolitica per curare la diarrea, essi acceleravano la ricrescita dei batteri favorevoli, rallentando al contempo la proliferazione delle forme patogene. Lo studio riportò anche effetti addizionali dei FOS sulla funzionalità intestinale e la regolarizzazione del transito e della consistenza delle feci.[1]


Fiori di Heliantus tuberosus


L'Helianthus tuberosus, conosciuto anche come Topinambur e nel suo luogo d'origine (Nord America) come Jerusalem artichoke è in assoluto la fonte più ricca di FOS (fino al 60%!) e veniva già nei secoli passati utilizzato dai popoli nativi per mantenere la buona salute del colon.


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1. Oli, M.W., et al., Evaluation of fructooligosaccharide supplementation of oral electrolyte solutions for treatment of diarrhea: recovery of the intestinal bacteria, Dig Dis Sci (1998), 43(1):138-47

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