Malati di scommesse in aumento: come guarire?

Il mercato delle scommesse sembra non risentire in alcun modo della crisi, anzi sembrerebbe essere in atto addirittura un'epidemia di malati del gioco. Ma di chi è la colpa? E come si guarisce?

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Il mercato delle scommesse sembra non risentire in alcun modo della crisi, anzi sembrerebbe essere in atto addirittura un'epidemia di malati del gioco d'azzardo!

Ma di chi è la colpa? Della società che alimenta false speranze o dei media che propongono modelli di vita difficilmente ragiungibili? O addirittura del Web che, grazie ai siti di scommesse on line, fa un po' da diavolo tentatore?

Secondo lo psicologo dell'università di Calgary David Hodgins - riporta il Corriere - è tutta colpa del Web, per le infinite possibilità di gioco e scommesse online in esso presenti:

"La prevalenza è molto variabile nei diversi Paesi. Il caso di Hong Kong è paradigmatico, ma anche altrove il problema è consistente: nel Regno Unito riguarda una persona su duecento, in Norvegia uno su cinquecento, negli Stati Uniti l'1 per cento della popolazione. Il web garantisce a tutti un accesso al gioco 24 ore su 24: persone che magari finora non hanno mai neppure pensato al gioco d'azzardo iniziano perché per curiosità finiscono su un sito di scommesse. E i soggetti più fragili possono sviluppare la dipendenza".

Ma quali sono i sintomi della dipendenza da gioco d'azzardo e come si guarisce?

Sul sito Interdipendenze.org leggiamo:

Il gioco d'azzardo patologico è un disturbo del comportamento che ha delle affinità con le dipendenze da sostanze e con i disturbi compulsivi.


Infatti si manifesta con un persistente e non differibile bisogno di giocare con un progressivo aumento del tempo e del denaro impiegato nel gioco e con la compromissione dei vari ambiti della vita.


Il giocatore problematico investe più delle proprie possibilità economiche trascurando i normali impegni della vita per dedicarsi al gioco compromettendo pesantemente la sfera lavorativa affettiva e sociale.

Frequentemente manca nel giocatore la consapevolezza della problematicità della propria condotta che viene più facilmente colta dai familiari che lo circondano.


Ma è possibile uscirne e se sì come?


David Hodgins - riporta il Corriere - spiega:


"La cura più efficace è buona una terapia cognitivo-comportamentale, che ha per obiettivo la modifica delle percezioni distorte dalla patologia: ad esempio, aiuta il paziente a non sovrastimare le sue possibilità di vincita, a non illudersi di poter controllare il gioco e a non credere che dopo una lunga serie di perdite la vittoria sia sempre e per forza dietro l'angolo, per non meglio precisati motivi statistici. Fra i farmaci, sembra promettente il naltrexone che già usiamo in alcuni casi di dipendenza da alcol o droghe, ma saranno necessarie ulteriori ricerche per capire se e come potrà essere utilizzato; quanto alle associazioni di pazienti sul modello dell'Alcolisti Anonimi, la loro efficacia è controversa. Sono molto utili a rafforzare i buoni propositi, a sentirsi meno soli e più sostenuti; ma spesso col tempo i pazienti tendono ad abbandonare le sedute, e quindi anche a vanificare i risultati raggiunti".


Se voi (o un vostro famigliare) necessitate di supporto, il nostro consiglio è di rivolgervi al Ser.T. più vicino.

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