Mucca pazza, un decesso a Livorno: ma c'è da preoccuparsi?

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Si torna a parlare di mucca pazza, malattia che ha provocato la morte di una donna livornese di 44 anni.


La donna era - informa il Corriere - da lungo tempo ricoverata in stato di incoscienza per aver contratto la variante della sindrome di Creutzfeldt-Jakob, il cosiddetto morbo della 'mucca pazza'.


Dobbiamo preoccuparci?


Assolutamente no!


Si tratta, infatti, di una eredità del lontano passato facilmente prevedibile, per i lunghi tempi di incubazione della malattia, che non ha nulla a che fare con il consumo della carne italiana che è del tutto sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte all'emergenza Bse.


A sostenerlo è la Coldiretti che sottolinea come la Bse sia praticamente scomparsa da anni dagli allevamenti italiani per l'efficacia delle misure adottate per far fronte all'emergenza, come il monitoraggio di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi, il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare.


Ma anche e soprattutto l'introduzione a partire dal 1° gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l'origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d'identità del bestiame e consente di fare acquisti Made in Italy.

Occorre evitare - conclude la Coldiretti - che inutili allarmismi si riflettano sui consumi di carne bovina i cui consumi familiari che sono di circa 23 chili per famiglia acquirente.


In Italia sono presenti circa centomila allevamenti di bovini da carne con 6,3 milioni di animali che collocano il nostro paese al quarto posto a livello comunitario con decine di migliaia di occupati.


Il valore della filiera della carne bovina al consumo è di 15,4 miliardi di euro con la produzione italiana è sostanzialmente stabile mentre il nostro tasso di approvvigionamento della carne bovina risulta sostanzialmente al 60 per cento.

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