Conferenza sul clima di Copenhagen: oggi arriva Obama ma i risultati importanti non si vedono

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Stanno per giungere al termine i lavori del summit sul clima di Copenhagen. Come era stato paventato da molti (tra cui Sostenibile), i risultati che probabilmente l'incontro dei leader mondiali produrrà saranno molto esigui rispetto a quanto promesso e a quanto necessario per salvare il pianeta Terra. Da pochissime ora è giunto in Danimarca Barack Obama, su cui, come ci dice Ueb, riposano le speranze per dare una sterzata a delle trattative che per ora hanno raggiunto degli accordi poco significativi e sopratutto controversi.

Il testo che finora è stato stilato prevede una quota di finanziamenti in aiuto dei Paesi più vulnerabili, che partendo da 10 miliardi di dollari all'anno tra il 2010 e il 2012, passerà a 50 miliardi di dollari annualmente fino al 2015, per arrivare infine a 100 miliardi entro il 2020. Inoltre è stata stabilita la soglia di due gradi centigradi per l'aumento delle temperature, alla quale dovranno adattarsi i tagli alle emissioni di gas serra.

Questo obiettivo però non è sufficiente a salvare le piccole isole, perché rischiano di essere sommerse a causa dell'innalzamento del livello dei mari in seguito allo scioglimento dei ghiacciai, per il quale era stato richiesto un tetto massimo di 1 grado e mezzo.

Uno studio delle Nazioni Unite, inoltre, ha rivelato che, mantenendo queste proposizioni, l'emissione di CO2 porterebbe inevitabilmente ad un'aumento della temperatura pari a due gradi, che metterebbe in pericolo 170 milioni di persone vittime delle inondazioni e 550 milioni per i problemi di sostentamento che ne risulterebbero.

Alcuni hanno fatto notare che la Conferenza non è partita con le migliori premesse: Petrolio ci aveva riferito degli enormi sprechi che l'afflusso di celebrità in Danimarca aveva causato, con ben 1200 limousine, 140 jet privati, per non parlare di tutto ciò che ruota attorno ai servizi di sicurezza che si occupano dei leader.

Inoltre ci sono stati molti screzi tra gli esponenti del G77, i paesi in via di sviluppo e i paesi più ricchi. La pulce di Volteraire ha riportato che i paesi africani, assieme a quelli del G77, hanno lasciato il tavolo delle trattative perché, è stato affermato, non sono stati considerati protagonisti alla pari, per poi ritornare poco dopo, probabilemente allo scopo di non rimanere indietro in queste occasioni di incontro internazionale.

Altri ostacoli sono stati creati dalle difficoltà che hanno posto la Cina e l'India che non vogliono che siano effettuati controlli sul loro territorio in merito alle emissioni di CO2. tuttavia il premier cinese Wen Jiabao ha affermato che la Cina intende mantenere gli impegni presi, purché i paesi più ricchi facciano lo stesso e aiutino quelli più poveri  ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici.

Il discorso di Obama ha incoraggiato ad andare avanti con le trattative e ha chiesto ad ogni nazione di prendersi le proprie responsabilità: ""Qui si può o prendere una decisione storica per i nostri figli e per i nostri nipoti o prendere tempo. L'America ha fatto la sua scelta, faremo quello che abbiamo detto. Siamo pronti a farlo oggi e dobbiamo riconoscere che è meglio scegliere il futuro piuttosto che restare attaccati al passato". Tuttavia queste parole si sono rivelate infine delle promesse vuote, dato che gli Usa si limiteranno a "tagliare le emissioni del 17 per cento entro il 2020 rispetto al 2005, e di oltre l'80 per cento entro il 2050". Queste sono cifre enormemente distanti dalle richieste della comunità scientifica internazionale.

Il futuro non lascia presagire nulla di buono, speriamo in qualche colpo di scena dell'ultimo minuto ma le speranze sono ormai state deluse.  

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