Partire è un po' morire, ma morire è inquinare: con la bio-cremazione ecologici fino alla fine

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La salvaguardia dell'ambiente , si sa, è una questione importante, su Scienza e Salute ne abbiamo parlato spesso. La nostra Debora Billi di Petrolio ci ricorda quanto sia difficile fare tutto il possibile per inquinare meno e sprecare il minor quantitativo possibile di risorse naturali, indicandoci tutti gli aspetti della vita quotidiana in cui potremmo essere più accorti, anche se l'abitudine ci tradisce.

Tuttavia in pochi, immaginiamo, avranno considerato l'estremo momento dell'esistenza come un'ulteriore occasione per inquinare, per l'ultima volta. Ovviamente i più previdenti avranno già disposto il proprio testamento in modo da essere cremati, consapevoli della difficoltà nello smaltimento delle bare normali (anche se adesso ne vengono fabbricate in cartone). Ma forse non sanno che anche la cremazione danneggia gravemente l'ambiente: infatti il processo di cremazione immette nell'aria circa 400 chilogrammi di anidride carbonica, oltre a sostanze inquinanti quali diossine e mercurio, nel caso che il defunto avesse otturazioni d'argento. Inoltre tutta l'operazione consuma, tra elettricità e gas naturale, una quantità di energia sufficiente per una macchina per percorrere 800 chilometri in auto.

Ultimamente però, in America è possibile usufruire di un servizio che si basa sull'idrolisi alcalina definito "bio-cremazione" che consente il risparmio del 90% delle emissioni di gas serra, nonché evita le dannose fughe di mercurio, perché le otturazione e le altre protesi in metallo possono essere recuperate.

Un servizio davvero efficiente, non c'è che dire, anche se, bisogna ammetterlo, risulta davvero deprimente pensare alla propria morte in base all'inquinamento che si provoca.

Se volete invece contribuire a rendere il mondo un posto migliore, da vivi, leggete Petrolio con le segnalazioni dei maggiori sprechi dettati dall'abitudine.

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