Quando i radicali liberi fanno bene alla salute

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sezione di mitocondrio Tra tutte le sostanze presenti in natura i radicali liberi sono forse quelli che godono immeritatamente della fama peggiore.

Sono accusati principalmente di attaccare le strutture cellulari causandone sia l’invecchiamento, sia alterazioni che avviano processi degenerativi come l’arteriosclerosi e il cancro.

In realtà la condizione fisiologica naturale è di equilibrio tra la loro produzione, come normali residui del metabolismo cellulare, e la loro neutralizzazione da parte dei meccanismi antiossidanti di difesa.

Solo se in eccesso, in quanto agenti fortemente ossidanti, possono creare danni che, a lungo andare, conducono a una progressiva usura delle cellule.

Ci sono varie situazioni in cui queste molecole killer diventano utili all’organismo. Svolgono infatti un importante ruolo immunitario contribuendo all’eliminazione di germi e batteri patogeni e provocano anche l’apoptosi, cioè la morte delle cellule tumorali.

Avrebbero anche, come apparso in una ricerca italiana, una funzione regolativa sulla trascrizione dei geni nella duplicazione cellulare.

Nel caso dei tumori i radicali “buoni”, in base a studi condotti sui processi ossidativi implicati nella proliferazione cellulare, sono quelli che provengono dai mitocondri.

I mitocondri sono organismi primordiali, di natura simile ai batteri, che successivamente furono inglobati nelle cellule di piante e animali.

Essi producono sia l’energia usata dalle nostre cellule, sia sono i principali responsabili del processo apoptosico, essenziale per eliminare quelle invecchiate o danneggiate.

Anomalie in questo meccanismo, detto anche “morte cellulare programmata”, caratterizzano numerose patologie, dalle malattie neurodegenerative ai tumori.

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