Contadini per caso: cresce il popolo degli "hobby farmer"

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Madre con la sua bimba nell'orto Sono sempre più gli italiani che, complice anche la crisi economica, riscoprono non solo la bontà ma anche la convenienza dei prodotti del proprio orto e frutteto.

Si parla di circa un milione gli italiani che coltivano per passione un pezzo di terra e sette milioni in totale, includendo tutti coloro che si dedicano a un orto o a piante in vaso su terrazzi e balconi.

Un fenomeno in costante espansione con un pubblico, come spiega Giorgio Vincenzi, direttore di Vita in Campagna, che può essere considerato custode del paesaggio agrario, di varietà di piante e razze animali che altrimenti rischierebbero di perdersi.

Gli agricoltori amatoriali, definiti con termine anglosassone “hobby farmer”, sono soggetti non riconducibili a un impiego lavorativo ufficiale di carattere agricolo né a tempo pieno (imprenditori professionali), né part-time (agricoltori ‘non professionali’), ma appartengono a una categoria eterogenea: impiegati, liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici, operai, pensionati.

Sono accomunati dalla passione di coltivare la terra allo scopo di ottenere prodotti per l’autoconsumo familiare o da regalare agli amici, ma anche per stare all’aria aperta, per risparmiare nell’acquisto di derrate alimentari o consumare prodotti più sani e genuini.

Lavorano una superficie media di 1,3 ettari (spesso comprendenti anche parti a bosco) dove coltivano per lo più ortaggi, frutta, vite e olivo, in alcuni casi anche piccoli allevamenti. Molto spesso alla fase di coltivazione segue anche quella della trasformazione: confetture, marmellate, conserve, vino, olio.

In quanto realtà costruite per passione al di fuori della logica di mercato, svolgono un ruolo importante per la tutela dell’ambiente. Contribuiscono infatti in modo sensibile alla conservazione degli spazi rurali e della biodiversità con ricadute positive e vantaggi per tutta la comunità.

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