Medicina 2.0, italiani meno cybercondriaci di inglesi e americani

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I pazienti che navigano in internet in cerca di informazioni sui disturbi di salute che li attanagliano, sono molti.

Ma come usano il web i pazienti?

Pare che dipenda soprattutto dal Paese di appartenenza, come ci fa notare la nostra Emanuela Zerbinatti su Arte e Salute dove scrive:

Gli inglesi, ad esempio sono dei classici 'cybercondriaci'.

Schiavi di Google, infilano nella casella di ricerca i sintomi e i nomi di malattie di cui sospettano di soffrire come parole chiave, attendono il "responso" e navigano nervosamente tra le varie ipotesi diagnostiche fino a quando pensano di aver trovato quella che calza a pennello al loro quadro sintomatologico.

Solo a questo punto corrono trafelati dal medico per trovare conforto ma soprattutto terapie. Un atteggiamento scorretto, che condanna all'ansia e obbliga a sottoporsi continuamente a esami e trattamenti anche invasivi quando non ce ne sarebbe bisogno, ma che in Gran Bretagna sembra parecchio diffuso.

Secondo un'indagine di Engage Mutual, una società inglese specializzata in questo tipo di studi, oltre sei adulti su 10 si rivolgono al web anziché al proprio medico quando avvertono un disturbo di salute. E la metà si convince poi di avere un problema grave, a volte anche mortale. Un mal di pancia, ad esempio, negli inglesi ha il 28% di probabilità di trasformarsi in un'appendicite dopo un rapido controllo online.

E gli italiani?

Continua a leggere il post su Arte e Salute.

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