I semi illegali e l'indugio del ministro

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Mais transgenicoDopo la recente azione degli attivisti di Greenpeace che hanno messo in sicurezza e tagliato le infiorescenze di una coltivazione illegale di mais transgenico, giunge notizia del sequestro da parte della procura di Pordenone di un altro campo, dove si sospetta che sia stato coltivato mais OGM.

Accanto gli agenti della forestale regionale erano presenti sul luogo anche gli ispettori del Ministero dell’Agricoltura, ma dal ministro alle Politiche Agricole Giancarlo Galan (come riferito in un’intervista al quotidiano Repubblica) non c’è alcuna indicazione del Ministero di procedere alla distruzione delle colture.

Non amo i gesti scenografici - ha dichiarato Galan -. Non farò il ministro con gli stivali che distrugge la malapianta. I provvedimenti verranno presi dalle Regioni. Noi abbiamo chiesto all’autorità giudiziaria, che ci ha autorizzato, il permesso di effettuare delle analisi. I tecnici della Forestale stanno svolgendo questo lavoro”.

Ma le prese di posizione del ministro che invita a non avere preconcetti sulle colture biotech e denuncia il fatto che le Regioni non hanno provveduto a predisporre i piani di coesistenza, non piacciono ai suoi conterranei. A bacchettare il ministro ci pensa l’assessore regionale del Veneto Franco Manzato.

Il ministro “fa finta di non capire che l’opposizione agli Ogm - attacca Manzato - è economica e per nulla ideologica. Sembra quasi che stia facendo da sponda a chi (le multinazionali straniere), dopo che finalmente nel nostro Paese i contadini si sono appropriati della terra che lavoravano, vuole togliere loro la proprietà della materia prima ‘costringendoli’ a produrre non ciò che può dare loro più reddito, ma ciò che viene determinato da interessi altrui. Per una miniera di sapori come il Veneto e l’Italia questo è un suicidio, cui non vogliamo assistere in silenzio”.

Forti critiche sono state espresse anche dalla parlamentare Susanna Cenni, membro della Commissione Agricoltura alla Camera: “Coloro che con fatica hanno scelto di fare agricoltura biologica, sobbarcandosi certificazioni, costi e controlli, rischiano così di veder compromessi i propri sforzi a causa di questa esibizione di muscoli - ma soprattutto di illegalità - che può segnare l’inizio di una catastrofe per la nostra biodiversità agricola. Nessuna azione concreta è stata intrapresa per isolare le coltivazioni geneticamente modificate e ridurre il rischio di contaminazione, mentre restano senza risposta le interrogazioni del Pd, che mi vedono prima firmataria, ai ministri Galan, Maroni e Fazio. Un silenzio grave e colpevole, come quello delle locali amministrazioni leghiste che tanto parlano (si vedano i proclami dell’ex ministro Zaia) ma ben poco fanno. In Friuli si sono messe le basi per una nuova frontiera dell’illegalità, calpestando la legge e il diritto, nonché il rispetto per la terra, per gli agricoltori e per l’alimentazione di tutti noi”.

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