Consiglio di Stato a favore degli OGM. Le reazioni alla sentenza

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Numerose sono state le reazioni sia di associazioni di categoria e organizzazioni ambientaliste, sia di personaggi politici alla recente sentenza del Consiglio di Stato che, stravolgendo il percorso istituzionale sull’apertura alle sementi biotech, obbliga il Ministero delle Politiche agricole a rilasciare entro 90 giorni l’autorizzazione alla semina di varietà di mais geneticamente modificato, già approvato a livello comunitario, senza attendere la decisione delle Regioni.

Mano con su pannocchia di mais

Il mais Mon 810 è l’unico prodotto transgenico autorizzato per la coltivazione in Europa, “la cui pericolosità - affermano i Vas (Verdi ambiente e società) - per l’ambiente e per l’uomo non è più un mistero per nessuno e ben sei Paesi dell’UE, Francia, Austria, Ungheria, Germania, Grecia e Lussemburgo lo hanno bandito dal proprio territorio invocando la clausola di salvaguardia”.

“Non si capisce, francamente, il motivo per cui si debbano introdurre coltivazioni Ogm in Italia a prescindere dalle Regioni e dall’assunzione di regole certe a tutela del prezioso e ineguagliabile patrimonio agroalimentare di qualità che ci distingue nel mondo. - Afferma Vittorio Cogliati Dezza, il presidente nazionale di Legambiente - Senza voler ribadire i dubbi espressi da gran parte della comunità scientifica sulle possibili conseguenze sulla salute degli alimenti geneticamente modificati e, in particolare, sull’unico tipo di mais autorizzato per la coltivazione in Europa, già noto per danni rilevati sulle cavie, l’assenza dei piani di coesistenza dovrebbe impedire qualsiasi passo in tal senso al fine di tutelare le coltivazioni biologiche, le produzioni tipiche di qualità e l’insieme della biodiversità”.

Il presidente di Coldiretti Sergio Marini si mostra preoccupato: “Mantenere il territorio libero dagli organismi geneticamente modificati è un diritto sacrosanto della stragrande maggioranza degli agricoltori e dei cittadini e pertanto, se si dovesse rendere necessario, lo difenderemo democraticamente con referendum degli agricoltori, come previsto dalla raccomandazione comunitaria in materia di coesistenza degli Ogm con le altre coltivazioni”. E aggiunge: “Ci opponiamo alla diffusione delle coltivazioni Ogm in Italia e sosteniamo l’obbligo di indicare in etichetta la loro eventuale presenza nei prodotti importati da altri Paesi per dare l’opportunità di riconoscere i prodotti Ogm free. Un’agricoltura moderna che vuole rispondere alle domande dei consumatori - ha sottolineato Marini - deve fare scelte coerenti con i bisogni di sicurezza alimentare e ambientale nel rispetto del principio della precauzione, per non iniziare a percorrere strade senza ritorno”.

La decisione del Consiglio di Stato appare al presidente della Cia Giuseppe Politi “frettolosa e in controtendenza con quanto espresso dai cittadini italiani contrari al cibo-biotech. Su un argomento del genere ci vuole riflessione e confronto fra tutte le parti interessate, a cominciare dai produttori agricoli. - Spiega Politi - Davanti al problema degli Ogm -aggiunge Politi- poniamo punti fermi e irrinunciabili: la sicurezza alimentare e il principio di precauzione; la tutela dei consumatori e dei produttori agricoli; la salvaguardia e la valorizzazione di un’agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali; qualità e difesa delle sementi e colture produttive; certezze per gli agricoltori”.

Sconcerto anche da parte di FederBio che rappresenta, con le sue 34 organizzazioni associate, la quasi totalità del settore biologico, sia a livello nazionale che regionale, e il 40% dei produttori Bio italiani. “L’introduzione della coltivazione degli ogm in Italia, in assenza di piani adeguati di protezione per le coltivazioni biologiche, mette a grave repentaglio la stessa possibilità di poter continuare a produrre in modo biologico - scrive l’associazione - in quanto la facile contaminazione che può determinarsi sia per la fecondazione incrociata tra colture biologiche ed ogm che per l’inevitabile contaminazione delle filiere comporterebbe la non possibilità di produrre e vendere prodotti biologici esenti da ogm, come la legislazione comunitaria richiede”.

Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, commenta: “E’ una sentenza inaspettata che va contro il volere della maggiornanza dei cittadini e dei coltivatori. Sulla questione della coesistenza bisogna essere molto cauti, perchè con questo pronunciamento il Consiglio di Stato rischia di stravolgere il comparto agroalimentare nazionale, che si regge su biodiversità, qualità e identità territoriale”.

Soddisfatto invece Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura: “La decisione del Consiglio di Stato costituisce una novità di tutto rilievo. Si sblocca l’impasse che da anni condiziona agricoltori e ricerca”.

Esulta Futuragra, l’associazione di imprenditori che si batte per l’introduzione delle biotecnologie in agricoltura. “Non ci sono piu’ scuse per bloccare l’esercizio di un diritto che mi è stato riconosciuto dal più alto organo della giustizia amministrativa del nostro Paese. - Ha dichiarato il vicepresidente Silvano Dalla Libera, che sarà il primo agricoltore a seminare il mais transgenico - Insieme a me ci sono già decine di agricoltori che in questi giorni mi hanno espresso la loro solidarieta’ e la loro ferma intenzione di seminare in aprile”.

E i politici? “Non cantino vittoria coloro che sono favorevoli agli ogm perché il blocco della mia circolare creerà un po’ di confusione ma non aprirà la strada agli ogm”, afferma a caldo l’ex ministro dell’agricoltura Gianni Alemanno.

“Continueremo a difendere cittadini e agricoltori - assicura il ministro Luca Zaia da tempo contrario agli ogm. - La sentenza contravviene in modo palese alla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e delle Regioni italiane. Primi fra questi, quegli agricoltori, ancora una volta la stragrande maggioranza, che non vogliono Ogm nei loro campi, consapevoli, innanzitutto, che è il valore identitario delle loro produzioni ad essere messo a repentaglio, la fertilità del loro futuro”.

Favorevole nella maggioranza l’on. Benedetto Della Vedova, deputato del PdL e presidente di Libertiamo: “La sentenza del Consiglio di Stato, che riconosce il diritto degli agricoltori di seminare varietà di mais ogm iscritte al catalogo comune, in linea con la normativa comunitaria, apre finalmente la possibilità di riportare l’Italia sulla frontiera dell’innovazione biotecnologica”.

Non mancano accenni critici da parte dell’opposto schieramento. ”Bene Zaia sul rifiuto categorico degli Ogm in Italia, purtroppo a noi risulta che la maggioranza dei ministri, con il premier in testa, la pensi diametralmente all’opposto. E lo dimostra che in tutta questa legislatura ad ogni dichiarazione di Zaia su questo tema è sempre seguita una dichiarazione contrastante di un altro componente dell’esecutivo. - Afferma in una nota il capogruppo del Pd nella commissione Agricoltura della Camera, Nicodemo Oliverio - Il Pd è dalla parte dei cittadini e degli agricoltori e conferma la propria contrarieta’ alla coltivazione di prodotti Ogm per tutelare la salute alimentare e valorizzare la qualità del Made in Italy. Per questo - conclude Oliverio - auspichiamo che il ministero non conceda l’autorizzazione alla semina delle varianti di mais biotech nel nostro paese”.

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  • nickname Commento numero 1 su Consiglio di Stato a favore degli OGM. Le reazioni alla sentenza

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    Sono un'imprenditrice agricola alla luce della sentenza mi viene spontaneo chiedere se in Italia si vuole avere un'agricoltura di qualità e di nicchia oppure se vogliamo che il settore agricolo dipenda in futuro dalla Cina e compagnia? L'inevitabile contaminazione del mais è quantomeno palese, solo grandi proprietari terrieri (Confagricoltura ha sempre premuto per l'accesso alla semina di ogm) interessati a produzioni massive di mais, per profitto è chiaro, visto che il settore agricolo è in forte perdita economica. La maggior parte delle aziende ha chiuso in perdita l'anno 2009 si sono salvate solo quelle che hanno saputo fare della qualità ed il mercato del biologico resta ancora oggi trainante per la nostra agricoltura con esportazioni nei paesi della comunità europea ed extraeuropea. Nonostante l'Italia sia il 3 paese europeo dopo Germania e Francia con estensioni agricole e forte zootecnia, così facendo riduceremo il nostro paese al fanalino di coda dell'europa, per scoprire poi fra 30 anni che qualcosa nel cibo quotidiano ci ha fatto male e siamo tutti malati di tumore, che percarità se diagnosticato in tempo si può curarare, ma vi assicuro che le chemio e la radio rende la vita difficile a molti già oggi e non tutti hanno la forza di lottare contro il male. Scritto il Date —