Consumi etici: italiani sempre più virtuosi

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Secondo una recente indagine effettuata dalla fondazione internazionale Dnv (Det Norske Veritas) e resa nota da Coldiretti, il futuro dei consumi alimentari anche in Italia è nei prodotti verdi, etici e sostenibili.

Interno di negozio di alimentari

Le opinioni espresse sia dai consumatori interpellati sia dalle imprese del settore, confermano che gli italiani sono sempre più attenti a come vengono prodotti i cibi che acquistano: il 70% dà importanza agli aspetti etico-sociali mentre il 65% a quelli ambientali, e addirittura l’83% dà valore a una produzione con basse emissioni di CO2.

Questo trend è confermato anche delle aziende agroalimentari: l’83% ritiene che la considerazione dei temi ambientali ed etico sociali tenderà a crescere, e il 41% ha già in programma iniziative concrete per ridurre l’impatto ambientale.

“I consumatori oltre alla qualità e sicurezza degli alimenti iniziano anche a considerare i temi della salvaguardia dell’ambiente, dell’etica sociale e più in generale della sostenibilità. I risultati di queste ricerche ne confermano l’importanza crescente nel loro sistema dei valori e nelle loro scelte d’acquisto. Anche le imprese di conseguenza sono sintonizzate su questo trend nell’evoluzione delle strategie e dell’offerta”, ha affermato Davide Busani, food manager di Dnv Italia.

Il boom del cibo etico spinge gli acquisti di alimenti a chilometri zero direttamente dalle aziende agricole che in Italia fanno segnare in controtendenza un aumento dell’8 per cento del fatturato che ha raggiunto 2,7 miliardi di euro nel 2008.

In Italia sono saliti a 60.700 i frantoi, le cantine, le malghe e le cascine dove è possibile comperare direttamente, ai quali si aggiungono i mercati degli agricoltori (farmers market) aperti dalla Coldiretti dove vengono offerti prodotti locali e di stagione a chilometri zero.

A livello globale è stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla vostra tavola e spesso ci vuole più energia per portare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali, senza contare gli effetti sull’atmosfera e sui cambiamenti climatici provocati dall’emissione di gas ed effetto serra.

Secondo la Coldiretti consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere fino a 1000 chili di anidride carbonica l’anno. E’ stato ad esempio calcolato che - continua la Coldiretti - un chilo di prugne dal Cile devono volare 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio che liberano 22 chili di anidride carbonica, mentre l’uva dal Perù percorre quasi 11mila chilometri con un consumo di 6,5 chili di petrolio e l’emissione di 20,2 chili di anidride carbonica.

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