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La spudoratezza delle case farmaceutiche: prima rubano, poi fanno causa ai derubati

Luigi Gallo avatar Venerdì 11 Gennaio 2008, 11:58 in Benessere, Farmaci, Protonutrizione, Sanità di Luigi Gallo

Foto di donna indiana Abbiamo più volte parlato dell'aspetto problematico e purtroppo spesso antietico legato al marketing farmaceutico in vari post dedicati all'argomento.

Leggiamo a proposito da L'Espresso un'interessante riflessione di Suketu Mehta sul rapporto che le multinazionali del farmaco hanno con i rimedi tradizionali di alcune culture e civiltà:

"Le case farmaceutiche occidentali fanno miliardi con alcune medicine prodotte inizialmente dai paesi in via di sviluppo. Ma i rimedi alle erbe, come la zucca amara o il Turmeric, conosciuti per la loro efficacia nella cura di tutto, non portano alcun guadagno a quei paesi i cui saggi per primi ne avevano individuato le virtù. Il governo indiano ha calcolato che ogni anno nel mondo vengono emessi circa 2 mila brevetti legati alla medicina tradizionale indiana."

Stessa cosa è accaduta per l'antica scienza spirituale dello Yoga, un sapere considerato un tempo universale e i cui insegnamenti, includenti anche pratiche per il benessere psicofisico, saccheggiati a man bassa, oggi contano solo in America centinaia tra copyright e brevetti e migliaia di marchi.

Dovrebbero quindi, osserva Mheta, restituire il favore "rendendo disponibili quei farmaci salvavita a prezzi ridotti, o per lo meno permettere alle case farmaceutiche indiane di produrne i generici. Se la posizione del loto appartiene al genere umano, altrettanto dovrebbe valere per la formula del Gleevec, il farmaco per curare la leucemia per il quale una casa farmaceutica svizzera, che ne ha registrato il brevetto, sta facendo causa al governo indiano."

Per fortuna non sempre gli è andata liscia, vedi questo post degli Amici di Angal.

Leggi l'articolo completo di Suketu Mehta su L'Espresso.

@ Per quesiti e approfondimenti scrivi all'autore

12
12 commenti
12
28 Ott 2010
alle 00:30

Luigi Gallo

Se non può altro, fa bene a divulgare il racconto della frode subita e segnalare i ladri del suo brevetto.

11
27 Ott 2010
alle 22:32

ulisse di bartolomei

Frodi brevettali. La tecnologia ibrida doppia frizione con motore elettrico in mezzo è stata “mutuata” da un brevetto che la Fiat non ha mai voluto acquistare, ma soltanto spudoratamente copiare. Invito e visitare il mio blog dove la “vitalità” dei progettisti Fiat appare in tutta la sua evidenza: http://propulsoreibridosimbiotico.blogspot.com/

Chiunque abbia a cuore una onesta etica industriale in difesa della proprietà intellettuale conosca la storia raccontata nel mio blog. Se le industrie possono permettersi impunemente di copiare le idee in quanto per difenderle occorrono cause costosissime, a cosa servono i brevetti? Come possono i nostri giovani trovare coraggio intellettuale se i potentati economici schiacciano i diritti dei singoli? Se vi accingete a richiedere un brevetto oppure proporlo ad un’azienda, la mia esperienza con la Fiat può esservi utile per muovervi con migliore circospezione. Ulisse Di Bartolomei

10
14 Gen 2008
alle 23:48

Luigi Gallo

Certo, ogni scienza va applicata con la sua arte e le sue regole, non ci si può improvvisare.

9
14 Gen 2008
alle 23:10

Carola

La filosofia orientale è cosa seria, è un lungo percorso,è un tipo di cultura e educazione... che da essa si possono trarre spunti balcuni tra i più noti psicanalisti del passato l'hanno fatto, idem che si possono integrare sapientemente dosate conoscenze occidentali con quelle orientali, ma non posso non arrabbiarmi quando sento dire che la fito terapia non funziona, e poi una nota marca di coaudiovanti per il raffreddore inserisce tra gli ingrdienti l' echinacea vantandone le propietà, solo perchè prodotto da una nota casa farmaceutica,mentre cosi per quale ragione i prodotti in erboristeria sono dei "falsi", ma se stiamo ad analizzare il prodotto sarebbe da preferire per "purezza" e dosaggi della sostanza quello erboristico, cosi come da una collega mi sono sentita dire che lei non vuole farmaci omeopatici perchè con lei non hanno funzionato, si ma il punto è che il suo medico da notare di base gli ha consigliato tali farmaci senza sapere nemmeno lui come funzionano, è risaputo che esistono regole precise per fare in modo che tali farmaci possano avere effetti positivi tra cui evitare di fumare, usare dentifricio alla menta( non scendo nelle motivazioni scientifiche,che nemmeno saprei illustrare a modo)guarda caso la mia collega è una "forte" fumatrice, idem per prodotti fitoterapeutici se non abbinati ad alcune sane regole di vita ed un processo di disintossicazione hanno buone probabilità  di   di trasformarsi  in cure inneficaci , insomma come dire assorbo grassi a volontà tanto predo la pasticca per il colesterolo.

Le case farmaceutiche la sanno lunga....

Se vi può interessare vi lascio questo link sulle regole per assumere farmaci omeopatici

http://www.lifegate.it/salute/articolo.php?id_articolo=1579&parte=2

8
14 Gen 2008
alle 21:45

Luigi Gallo

Concordo con Carola. L'Oriente ci ha attratto e affascinato, ma senza una guida che riesca a farci entrare o almeno comprendere quelle culture così distanti da noi è inevitabile cadere nello scimmiottamento e nella banalizzazione. Difficile trovare un buon maestro e una buona scuola, ma si può cercare...

7
14 Gen 2008
alle 18:49

carola

Sorvolando sulla mia personale antipatia verso le case farmaceutiche, la cosa che più mi fa "arrabbiare" che non solo si è sfruttato un sapere antico, vedi tecniche yoga e affini ma sono state anche distorte e rese superficiali dalla ondata della new age, spogliate delle loro reali capacità "curative" per renderle commerciali a discapito della qualità, oggi tutti sono santoni e dall'altra parte troviamo persone sfiduciate che hanno sborsato un sacco di soldi in cui non sanno più cosa credere. 

 

 

6
14 Gen 2008
alle 11:54

Luigi Gallo

Grazie. Sempre in tema segnalo anche questo doc sul saccheggio delle risorse naturali in America Latina e i progetti per la regolamentazione della raccolta e la conservazione del patrimonio botanico.

5
14 Gen 2008
alle 11:38

Meristemi

In effetti Croton lechleri è storicamente uno dei casus belli della biopirateria nella zona andina (come quello della destinazione di vendita è casus belli di casa nostra...). Dato che è in topic, segnalo allora l'attività della Coalition Against Biopiracy, che proprio nel 2008 assegnerà i sui award biennali.

4
14 Gen 2008
alle 10:13

Luigi Gallo

Grazie per l'informazione. Il rimedio di cui parla tra l'altro, come saprà, non è stato ammesso dal nostro Ministero per la vendita in erboristeria. Naturalmente la pianta spontanea, da secoli  impiegata dagli indios come cicatrizzante, potrà essere invece venduta come farmaco... Complimenti per il suo interessante sito sulla fitologia.

3
14 Gen 2008
alle 02:41

Meristemi

Difficile che le aziende farmaceutiche si facciano commuovere da proposte prive di un ritorno. L'unica speranza e' vuotare il mare con un cucchiaino, pardon, fare di tutto per spingere sul senso etico della società.

Gocce nel mare, ma qualche causa contro i brevetti viene vinta (quando intentata...). Recentemente in Francia ne sono state vinte un paio contro l'uso del Sangre de Drago (la droga ottenuta dalla stessa pianta in cui inciampò la Shaman Pharmaceuticals). Molti brevetti in realtà sono impugnabili, ma poco viene realmente fatto per farli annullare.

2
12 Gen 2008
alle 14:53

Luigi Gallo

Siam messi proprio male allora! Io dicevo "spesso" sperando che qualche volta non fosse così...

1
12 Gen 2008
alle 13:04

Pierinux

temo che aspettarsi un comportamento etico dalle big-pharma che difendono solo gli interessi dei loro azionisti sia pia illusione. qui vige solo la logica del profitto, tutti gli altri possono andare crepare, se non producono dividendi

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