Dell'argomento abbiamo parlato frequentemente in Protonutrizione: l'ADHD è una malattia vera o inventata?
Anche ai farmaci prescritti ai bambini affetti dalla supposta sindrome e ai loro rischi abbiamo dedicato numerosi post.
In un convegno sul tema svoltosi a Ponte Arche (Trento), il problema è stato rilevato esplicitamente proprio da medici specialisti.
Il Dott. Barone, neuropsichiatra, ha affermato tra l'altro: "...è vero, su questa entità chiamata ADHD, c'è ancora troppa confusione, anche noi ci chiediamo tutti i giorni 'esiste l'ADHD o non esiste', per come viene descritta, ma ciò che deve interessarci è il disagio del bambino, è il bambino che deve essere messo al centro di tutto".
Leggi la relazione completa sul convegno in Giù le mani dai bambini.
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I dubbi credo che siano sulla diagnosi e l'etichetta (in senso nosografico) che si appone su una serie di sintomatologie non univoche, non sui sintomi in sé o i disagi reali (per quelli penso che nessuno discuta che ci vuole impegno e amore). Il problema della corretta diagnosi è poi legato a quello dalla prescrizione di farmaci potenzialmente molto rischiosi. E qui la faccenda si complica... Nel sito menzionato può trovare vari documenti che riportano le perplessità degli stessi addetti ai lavori.
Dubbi li ha solo chi non deve convivere tutti i giorni con l'ADHD si fa presto a dire non esiste tanto la sofferenza sta sulla spalle di qualcuno altro. E facile fare i ben pensanti,e' più semplice che ,affrontare il problema senza mettere la testa sotto terra ,perchè ADHD è impegno e amore tutti i giorni e questo costa fatica.
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alle 16:18
Luca Poma
La posizione di chi sostiene che criticare l'approccio farmacologico equivale a non prendersi cura dell'ADHD è del tutto strumentale e totalmente viziata da preconcetti di tipo ideologico e scientifico, in quanto rimanda all'errata equazione "psicofarmaco = scienza / tutto il resto è 'non prendersi cura del bambino' ". La scienza ha molto da dire, in termini di protocolli scientificamente testati, prima di somministrare uno psicofarmaco od un anfetamina ad un bambino di 6 anni. Bisogna però essere disponibili a prenderne atto e lasciar da parte gli approcci preconfezionati e "di comodo". Detto ciò, la polemica in seno alla comunità scientifica esiste eccome, non l'abbiamo certo inventata noi a tavolino, caso mai gli abbiamo dato voce, ed esiste sia sul piano della diagnosi, che sul piano della terapia, che sul piano dell'opportunità con riguardo a questi prodotti farmacologici che non curano nulla, limitandosi a sopire il sintomo (ma a che prezzo?). Ovviamente non bisogna ne demonizzare il farmaco ne avere un approccio proibizionistico, ma iniziamo a chiamare le cose con il loro nome: l'iperattività non è ancora dimostrato sia una malattia di origine organica, ma tuttavia esiste come disagio, quindi il bambino va certamente preso in carico. La partita casomai si gioca sul "tipo di risposta" che noi adulti diamo a questo disagio...
Luca Poma - Portavoce nazionale campagna di farmacovigilanza "Giù le Mani dai Bambini"