Organizzazione mondiale della salute: mito e realtà

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Carta geografica con gli stati membri dell'OMSNel post di ieri consideravamo come gli ideali costitutivi dell’ OMS siano stati notevolmente snaturati nel tempo dal rapporto con l’industria privata e organizzazioni parallele: Fondo monetario internazionale, Banca mondiale e Organizzazione mondiale del commerci (WTO).

Ancora nel 1978 l’OMS ribadiva, con l’approvazione della Dichiarazione di Alma Ata, i principi del suo statuto originario, affermando che un approccio efficace alla prevenzione dovesse essere basato su interventi di sanità pubblica ancor più che sull’evoluzione tecnologica della medicina.

Che l’utopia si scontri con la realtà e che debba scendere a dei compromessi può essere normale, ma la pericolosa deriva dell’istituzione sembra che sia stata favorita in modo fraudolento proprio dai suoi stessi dirigenti.

In un interessante e dettagliato articolo su “Occhio Clinico”, Giovanni Martini racconta come uno dei candidati alla direzione generale, Julio Frenk, avesse falsificato i dati del Rapporto annuale del 2000 al fine di poter dimostrare la maggiore efficacia ed efficienza dei sistemi sanitari dei paesi che avevano applicato al settore sanitario soluzioni liberiste. Per questo uno degli autori del documento, Philip Musgrove, fu indotto a dimettersi e a denunciare pubblicamente l’accaduto.

Ciò rientrava nel quadro, spiega Martini, dell’evoluzione economica e politica che ha pesantemente condizionato l’OMS durante il mandato del direttore Gro Harem Brundtland (1998-2003), il quale, all’atto del suo insediamento, aveva enunciato i principi della sua strategia alla cinquantunesima assemblea mondiale con l’esortazione: “Dobbiamo aprirci agli altri”, vale a dire al settore privato, sostenendo che la maggiore risorsa avrebbe dovuto provenire dai privati e dai mercati finanziari piuttosto che dai governi.

Sono in molti ad augurarsi che, dopo le importanti dichiarazioni di riconosciute autorità nel settore, come Vicente Navarro docente presso la Johns Hopkins University e direttore dell’International Journal of Health Services, e con l’elezione di un nuovo direttore generale, Margaret Chan, medico cinese, l’OMS ricominci operare con una maggiore trasparenza, rimuovendo i conflitti di interesse e restaurando lo spirito originario della sua missione.

Nel suo discorso programmatico all’Assemblea generale, la dottoressa Chan ha affermato: “Tutte le regioni, tutti gli stati, tutti i popoli hanno uguale importanza. L’OMS è un’organizzazione che deve guardare a tutto il mondo. Il nostro lavoro deve raggiungere la vita di ognuno, dappertutto”. Restiamo fiduciosi.

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