Psicofarmaci: rischi degli I-MAO e alternative naturali

Scritto da: -

pillola di farmaco I-MAOI farmaci anti-MAO (o I-MAO) sono così chiamati per il loro meccanismo d’azione: inibiscono l’enzima monoaminossidasi o MAO.

La scoperta degli I-MAO fu casuale: agli inizi degli anni ‘50, sperimentando un derivato dall’acido isonicotinico, l’iproniazide, che aveva una forte azione antitubercolare, ci si rese conto che questa molecola agiva più sull’umore che sulla tubercolosi, e nacque così il primo antidepressivo. E’ stato il primo composto di questo gruppo a essere utilizzato, ma oggi è stato dismesso per i notevoli effetti tossici che si manifestano soprattutto a carico del fegato.

Gli I-MAO trovano indicazione, oltre che nelle forme depressive, nelle crisi di panico, ansia e turbe caratteriali. Il problema è che essi bloccano sia le MAO di tipo A che quelle di tipo B e l’azione inibitoria continua fino ad un paio di settimane dopo l’ultima assunzione.

L’azione sulle MAO-B è responsabile dei rischi che il trattamento con questi farmaci comportano quando associati a determinati cibi. Con il blocco delle MAO-B, la tiramina contenuta in certi alimenti ed in certi composti non viene inattivata e viene perciò assorbita come tale e questo rischia di provocare crisi ipertensive.

Per le restrizioni nella dieta il loro impiego è molto ridotto. Assumendo infatti alimenti come formaggi, insaccati, aringhe, cioccolato, birra, vino rosso, legumi e vari altri, oppure composti simpaticomimetici (anfetamine, efedrina, yoimbina ecc.) si possono verificare crisi ipertensive, con cefalea, nausea, palpitazioni, sudorazione, rigidità nucale e, nei casi più gravi, stato confusionale, ictus fino alla morte. Sono inoltre controindicati in caso di gravi epatopatie.

La moclobemide che agisce solo sulle MAO-A e che cessa l’attività inibitoria con la cessazione dell’assunzione, non ha avuto particolare successo per cui non è più commercializzata in Italia. E’ stata sostituita dalla tranilcipromina.

Con gli I-MAO si può verificare anche la sindrome serotoninergica (caratterizzata da dolore addominale, diarrea, vasodilatazione cutanea, sudorazione, ipertermia, tremore, sedazione, mioclonie e, nei casi più gravi, rabdomiolisi o shock), che, in genere, si manifesta nel caso di assunzione contemporanea di farmaci ad azione serotoninergica.

Recentemente si è scoperto che alcuni composti naturalmente contenuti nelle microalghe sono assorbiti nel circolo cerebrale e inibiscono l’azione dell’enzima monoaminossidasi in modo selettivo e reversibile, quindi fisiologicamente e senza effetti indesiderati. Si tratta delle ficocianine, di cui abbiamo già parlato nel blog, e delle micosporine. Vedremo ulteriori dettagli nei prossimi post.

@ Per quesiti e approfondimenti scrivi all’autore

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!